ChatGPT, fammi correre!

L’intelligenza artificiale può diventare un utile alleato per chi corre.

Può aiutarci a costruire un programma di allenamento, analizzare una gara, organizzare una preparazione, confrontare diverse strategie o semplicemente rispondere alle nostre domande.

Ma c’è un problema:

ChatGPT NON sa quello che NON gli diciamo.

Se gli chiediamo semplicemente: «fammi un programma per preparare una maratona» la risposta che otterremo sarà davvero il programma che ci serve?

Per ottenere risultati migliori dobbiamo imparare a comunicare all’intelligenza artificiale tutte le informazioni necessarie per svolgere bene il compito.

Questo vuol dire che, prima ancora di scrivere una richiesta (un prompt), dobbiamo rispondere a tre domande fondamentali: cosa voglio ottenere? Come voglio che sia la risposta? Cosa deve tenere in considerazione l’IA?

Cosa voglio ottenere?

Una buona richiesta comincia molto prima della sua formulazione.

Dobbiamo innanzitutto definire il risultato che vogliamo ottenere dall’intelligenza artificiale.

I risultati che vogliamo ottenere possono essere diversi, ad esempio: preparare una maratona; migliorare il mio tempo sui 10 km; costruire un programma settimanale; capire come affrontare un lungo; analizzare un allenamento già svolto; trovare una strategia per gestire una gara; ecc…

L’importante è che siano ben definiti.

Più è chiaro il risultato che vogliamo ottenere, più sarà facile per l’IA lavorare nella direzione giusta.

Dire «aiutami con la corsa» è molto diverso dal dire:

«Voglio preparare una maratona tra 12 settimane e desidero costruire un programma di allenamento compatibile con quattro giorni di corsa alla settimana.»

2. Come voglio che sia la risposta?

Anche quando sappiamo cosa vogliamo ottenere, rimane un’altra domanda:

In quale forma voglio ricevere la risposta?

Una tabella? Un elenco? Una spiegazione? Un calendario settimanale? Una sequenza di esercizi?

Possiamo specificare anche: la lunghezza; il livello di dettaglio; il linguaggio; il tono; la struttura; le informazioni che devono essere presenti; ecc…

Per esempio:

«Presenta il programma in una tabella da lunedì a domenica, indicando per ogni allenamento distanza, ritmo, recupero e obiettivo.»

Non è soltanto una questione estetica. Dire all’IA come vogliamo ricevere la risposta la aiuta a comprendere meglio il risultato che stiamo cercando.

Cosa deve tenere in considerazione l’IA?

Questa è probabilmente la parte più importante.

L’intelligenza artificiale deve conoscere le informazioni che possono modificare la risposta.

Per un runner potrebbero essere: età e livello di esperienza; chilometri abituali; tempi recenti su 5, 10 km o maratona; obiettivo; data della gara; giorni disponibili per allenarsi; allenamenti già effettuati; eventuali vincoli o limitazioni; preferenze personali; caratteristiche della gara; ecc…

Non significa necessariamente inserire tutto ogni volta.

Significa chiedersi:

Quali informazioni possono cambiare la risposta che sto chiedendo?

Questa domanda è fondamentale perché un programma per un runner principiante che corre 20 km alla settimana non dovrebbe essere costruito nello stesso modo di quello per un runner esperto che ne percorre 70.

E se non so quali informazioni servono?

Qui possiamo utilizzare una possibilità particolarmente interessante: chiedere all’IA di farci le domande necessarie.

Non dobbiamo necessariamente sapere in anticipo quali informazioni fornire. Possiamo chiedere a ChatGPT di aiutarci a definire il problema.

Per esempio:

Prima di rispondere alla mia richiesta, fammi tutte le domande che ritieni necessarie per capire il mio obiettivo, il mio livello, i miei vincoli e le mie preferenze. Non elaborare ancora la risposta. Fammi una domanda alla volta e aspetta la mia risposta prima di procedere con la domanda successiva. Quando ritieni di avere informazioni sufficienti, riassumi ciò che hai capito e chiedimi conferma prima di elaborare la risposta.

In questo modo il lavoro diventa un vero e proprio dialogo.

Prima definiamo il problema, poi raccogliamo le informazioni necessarie e soltanto alla fine chiediamo all’IA di elaborare la soluzione.

Come trasformo tutto questo in un prompt?

A questo punto possiamo trasformare le nostre risposte in una richiesta strutturata.

Un modello semplice può essere:

CONTESTO + OBIETTIVO + VINCOLI + FORMATO DELLA RISPOSTA

A questi elementi possiamo aggiungere, quando necessario: il ruolo che vogliamo assegnare all’IA; il metodo con cui vogliamo che proceda; eventuali criteri che deve rispettare; il modo in cui deve gestire le informazioni mancanti; ecc…

Per esempio:

Agisci come un running coach.

CONTESTO
Sono un runner di 54 anni.
Corro da 5 anni e percorro circa 50 km alla settimana.
Il mio miglior tempo recente in maratona è 4h30'.

OBIETTIVO
Voglio preparare una maratona tra 12 settimane con l'obiettivo di migliorare il mio tempo.

VINCOLI
Posso allenarmi 4 volte alla settimana.
Vorrei fare un lungo, due allenamenti di qualità e una corsa facile.
Preferisco aumentare il carico gradualmente.

FORMATO DELLA RISPOSTA
Crea una tabella di 12 settimane, da lunedì a domenica.
Per ogni allenamento indica:

distanza;

tipo di allenamento;

ritmo;

recupero;

obiettivo.

Spiega brevemente la logica generale del programma.

Prima di elaborare il programma, verifica se le informazioni che ti ho fornito sono sufficienti. Se manca qualcosa di importante, fammi le domande necessarie.

Questo prompt contiene già molte più informazioni rispetto alla semplice richiesta:

«Fammi un programma per la maratona.»

Possiamo usare l’IA anche per analizzare ciò che abbiamo fatto

L’utilizzo dell’IA non deve necessariamente limitarsi alla costruzione di un programma.

Possiamo, per esempio, chiederle di aiutarci ad analizzare un allenamento già svolto.

Agisci come un running coach e aiutami ad analizzare questo allenamento.

OBIETTIVO
Voglio capire se l'allenamento è coerente con la mia preparazione.

CONSIDERA

distanza;

passo medio;

frequenza cardiaca;

eventuali variazioni di ritmo;

sensazioni percepite;

condizioni ambientali, se disponibili.

DATI DELL'ALLENAMENTO:
[INCOLLA QUI I DATI]

Rispondi in 4 sezioni:

Cosa è andato bene

Cosa suggeriscono i dati

Cosa potrebbe essere migliorato

Quale indicazione pratica posso ricavare per i prossimi allenamenti

Se i dati non sono sufficienti per formulare un'analisi sensata, fammi prima le domande necessarie.

Il prompt perfetto non esiste

Non dobbiamo necessariamente cercare di scrivere il prompt perfetto al primo tentativo.

Possiamo fare una prima richiesta, leggere la risposta e poi chiedere all’IA di modificarla.

Per esempio:

«Il programma mi sembra troppo impegnativo. Mantieni la struttura ma riduci il carico dei lunghi.»

Oppure:

«La tabella mi piace, ma voglio che distingua chiaramente corsa facile, ritmo maratona e soglia.»

Oppure ancora:

«Hai proposto quattro allenamenti di qualità. Modifica il programma mantenendo una distribuzione più equilibrata tra corsa facile e allenamenti intensi.»

La conversazione con l’IA può quindi diventare un processo di costruzione progressiva della risposta.

Il prompt non è necessariamente la fine della nostra richiesta.

È l’inizio della conversazione.

Attenzione: una risposta ben scritta non è necessariamente una risposta corretta

Questo è forse il punto più importante di tutti.

ChatGPT può produrre una risposta molto convincente anche quando le informazioni disponibili sono insufficienti o quando la soluzione proposta presenta degli errori.

Per questo dobbiamo mantenere un ruolo attivo.

L’IA può: organizzare informazioni; proporre alternative; suggerire ipotesi; aiutarci a fare domande; costruire una bozza di programma; analizzare dati; ecc…

Ma siamo noi a dover valutare criticamente ciò che ci propone. Una risposta dell’IA non diventa automaticamente corretta perché è dettagliata, ordinata e scritta bene.

Il vero obiettivo: imparare a fare domande

Il vero obiettivo non è imparare a scrivere il prompt perfetto, ma imparare a fare buone domande.

Prima di tutto a noi stessi: Che cosa voglio ottenere? Qual è il mio vero obiettivo? Di quali informazioni ho bisogno? Spesso il problema non è trovare la risposta, ma capire quale sia la domanda giusta.

Poi dobbiamo saper fare domande all’IA, fornendole le informazioni necessarie e chiedendole, quando non sappiamo quali siano, di aiutarci a individuarle.

Infine, dobbiamo imparare ad analizzare criticamente le risposte. Una risposta ben formulata non è necessariamente corretta. Questo vale per l’IA, ma anche per noi stessi e per qualunque esperto a cui chiediamo consiglio.

In fondo, si tratta di sviluppare un’abitudine: prima capire bene che cosa vogliamo, poi chiedere, infine mettere alla prova ciò che abbiamo ricevuto. E, se la risposta non ci convince o ci fa emergere nuove domande, ricominciare il percorso.

L’obiettivo non è quindi delegare il pensiero all’IA, ma usarla per pensare meglio.